
Adrian Bravi, nato a Buenos Aires, ha scritto uno dei più originali romanzi degli ultimi anni, la cui lettura ci è stata caldeggiata dagli amici e colleghi della Modusvivendi Libreria di Palermo. Dopo averlo letto anche noi, non potevamo non invitare il suo autore che oggi vive a Recanati, dove fa il bibliotecario.Il racconto, al centro di ‘L’idioma di Casilda Moreira’ ( Exòrma Edizioni ) sospeso nella luce della sconfinata pianura argentina, prende la forma di un viaggio ed è un viaggio verso una lingua più che verso un luogo, anche se il luogo c’è ed è lontanissimo.Un professore di etnolinguistica da qualche tempo ha un’ossessione che non lo lascia dormire: racconta ai suoi allievi che in una zona remota tra la Patagonia e la pampa argentina vivono gli ultimi due persone capaci di parlare un’antica lingua che si credeva scomparsa (l’idioma degli indios günün a künä).
I due custodi di quella lingua però, Bartolo e Casilda, non si rivolgono la parola da tanti anni, per via di una lite amorosa che hanno avuto da giovani. Da allora quella lingua se la tengono stretta nella testa.
Come fare per impedire che si perda per sempre? Un allievo del professore decide allora di raggiungere Kahualkan, un piccolo villaggio in mezzo alla pampa, alla ricerca dei due indios. Proverà a metterli insieme, registrare una loro conversazione e recuperare così quel che si può di quell’idioma magico e ancestrale.
I due custodi di quella lingua però, Bartolo e Casilda, non si rivolgono la parola da tanti anni, per via di una lite amorosa che hanno avuto da giovani. Da allora quella lingua se la tengono stretta nella testa.
Come fare per impedire che si perda per sempre? Un allievo del professore decide allora di raggiungere Kahualkan, un piccolo villaggio in mezzo alla pampa, alla ricerca dei due indios. Proverà a metterli insieme, registrare una loro conversazione e recuperare così quel che si può di quell’idioma magico e ancestrale.