Ad apertura della sezione ‘Voci da lontano’ di Oriente Occidente Dance Festival, una presentazione in prima nazionale. Uno degli ultimi viaggi autentici, di un’epoca preglobale: senza rete, raccontato da chi lo ha ideato, quando viaggiare voleva dire avventura. Dovessimo trovargli un riferimento sarebbe Bouvier o Chatwin. A tre riprese, a cavallo degli anni Settanta e Ottanta, Pierre Jourde va a esplorare le piste di Zanskar, vallata desertica dell’Himalaya a oltre quattromila metri di altitudine: non è un alpinista, ma un curioso, nemico degli esotismi. ‘Il Tibet in tre semplici passi’ racconta proprio quei lunghi peripli sotto forma di stramba epopea, descrivendo i tormenti, lo stupore e quanto di ridicolo potesse appartiene a dei ragazzotti occidentali di banlieue abbandonati a una natura smisurata; sì, perché attraversare ghiacci perenni con l’equipaggiamento dell’escursionista della domenica presume un’evidente incoscienza, ma anche un’insospettabile tenacia.
Jourde è considerato nel panorama letterario francese una delle voci più autorevoli e schiette. Nel corso degli anni ha ottenuto numerosi premi, tra cui spiccano il RENAUDOT DES LYCÉENS, il GRAND PRIX THYDE MONNIER DE LA SGDL, il PRIX VALÉRY LARBAUD, il PRIX VIRILO, il PRIX VIALATTE e il prestigiosissimo GRAND PRIX DE L’ACADÉMIE FRANCAISE; questo testo in particolare gli è valso il PRIX GÉNÉRATION DU ROMAN. Fondatore della rivista culturale “Hespéris”, è docente di letteratura francese presso l’Università di Grenoble III. In Francia, è attualmente pubblicato dalla celeberrima casa editrice Gallimard.
Interprete dell’incontro la traduttrice del libro, Silvia Turato.
