VENERDÌ 14 FEBBRAIO, ORE 19:00 BENARES, LA CITTÀ PIÙ ANTICA DELL’UMANITÀ

 

Scriveva Mark Twain:“Benares è più vecchia della storia, più vecchia della tradizione, più della leggenda e sembra due volte più antica di tutto questo messo insieme”.
Benares, altro nome per Varanasi o Kashi, è la città più antica dell’umanità, ma se vi piace immergervi nel passato dei musei, decisamente Benares non fa per voi.
La città non offre monumenti davanti ai quali potete, in tutta calma, rievocare il passato pietrificato. Al contrario, ogni pietra è intensamente presente. L’antico è vivo e il presente odora di passato: Benares è il tempo e la negazione del tempo. Da una parte la città e dall’altra il fiume, oltre il fiume la riva disabitata dove ogni giorno nasce il sole. Il brulichio della vita, gli infiniti riti celebrati ogni giorno da milioni di pellegrini e devoti incontrano il placido fluire delle acque della Ganga, il sacro Gange che è promessa di liberazione dal teatro del divenire.

Benares è un luogo rinomato: per i palazzi che si specchiano nelle acque del Gange, per le scalinate in pietra, meta costante di pellegrinaggio, per le pire funerarie che bruciano lungo il fiume giorno e notte, per i vicoli dove s’incrociano tutti i maggiori orientamenti religiosi della storia, per la sua cultura millenaria nelle cui maglie l’India intera trova posto. Prende, tuttavia, il nome di Benares anche il momento in cui le cose raggiungono il culmine delle loro possibilità espressive, il momento in cui esse, ormai del tutto esposte, restano in bilico subito prima di precipitare, il momento dei fiori che, perfettamente fioriti, sono già sul punto di appassire. In quel momento le cose sfuggono dalla loro configurazione abituale e pur essendo ancora lí è come se fossero già svanite. Esse non sono piú figure che scorrono nel tempo ma lampeggiamenti fermi sul posto; non piú presenze piene e rotonde ma cose che sopravvivono al margine di quel che sono, che si perdono di colpo nella rimanenza, nel residuo di loro stesse; non piú forme storiche o concettuali ma immagini uniche e incomparabili. Ecco perché, quando il mondo intero raggiunge il suo momento culminante, Benares è anche l’Atlante vivente nelle cui pagine tutte le cose, via via, si ritrovano.

A parlarcene sarà Paulo Barone, filosofo e viaggiatore nato in Brasile, vive e lavora a Milano. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Età della polvere. Giacometti, Heidegger, Kant, Hegel, Schopenhauer e lo spazio estetico della caducità’ (Marsilio, 1999); ‘Lo junghismo. Sfiguramento e resti della vita psichica’ (Cortina, 2004); ‘Spensierarsi. Raimon Panikkar e la macchina per cinguettare’ (Diabasis, 2007); ‘Mystical Survival. The Geography of the Infinitely Near’(Pilgrims, 2012); ‘Utopia del presente’ (Mimesis, 2012).