
Si può scrivere l’autobiografia del proprio padre?
Daniel Vogelmann lo ha fatto in un libro struggente e densissimo, recensito e lodato anche da Liliana Segre: il fondatore della casa editrice La Giuntina ( che ha iniziato pubblicando ‘La notte’ di Eli Wiesel ed ora ci ha regalato i romanzi di Jami Attenberg ed Ayelet Gundar-Goshen ) ha raccontato la storia di un uomo, Schulim Vogelmann, suo padre, che gli aveva sempre raccontato poco della sua vita e non solo riguardo alla prigionia ad Auschwitz o del suo esser stato l’unico italiano inserito nella lista di Oskar Schindler, ma anche dell’infanzia in Galizia.
Lo ha fatto per le sue nipotine, perché serbassero memoria di un uomo morto quando l’autore aveva solo ventisei anni e non ci si aspetta a quell’età di perdere un padre sopravvissuto alla shoah, un padre morto pronunciando una parola paradossalmente araba, quella più spesso pronunciata nel corso della sua vita.
Ad arricchire l’incontro, davvero speciale, un momento dedicato al celeberrimo umorismo ebraico: Schulim Vogelmann è infatti un eccellente creatore e raccontatore e propalatore di barzellette ebraiche, genere umoristico davvero a se stante.
Nella foto, Schulim Vogelmann con la figlia Sissel, nata nel 1935 dal suo primo matrimonio con Annetta Disegni. Madre e figlia morirono ad Auschwitz, uccise dai nazisti.