SABATO 23 MAGGIO, ORE 19:00 DINA NAYERI, L’INGRATA: STORIA DI UN’EMIGRAZIONE IRANIANA

A chiusura del nostro Facebook Festival dedicato all’Iran, ospitiamo, in diretta dalla Francia, una delle più importanti scrittrici rappresentanti della diaspora iraniana.
Dina Nayeri è nata in Iran nel 1979 e da bambina è scappata dal suo Paese in guerra insieme alla famiglia. È autrice di ‘Tutto il mare tra di noi? (2014) e di ‘Rifugio? (2018), pubblicati in più di venti paesi, ma è con ‘L’ingrata’ che viene internazionalmente conosciuta ( il libro è pubblicato in Italia da

Giangiacomo Feltrinelli Editore

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L’INGRATA
Alla fine degli anni ottanta, quando la sua famiglia decise di fuggire dall’Iran in guerra, Dina Nayeri era una bambina. Il rumore delle bombe, le sirene e le corse per nascondersi nel seminterrato, la poca luce filtrata dalle finestre serrate erano tutte cose normali. Negli anni a venire, sui letti a castello delle case per i rifugiati di Londra, di Dubai, di Roma e poi dell’Oklahoma, Dina conobbe per la prima volta il silenzio del sonno tranquillo e ininterrotto: quella fu la sua prima idea di cosa fosse la pace. Sui migranti sono state scritte molte storie. A partire dall’Eneide, l’esperienza di chi è costretto a fuggire non ha mai smesso di essere all’origine di narrazioni impetuose, grandi, travolgenti. Storie di singoli individui, soli contro la perdita di tutto, storie che sono universali.
Dina Nayeri si misura con la domanda più impietosa del nostro tempo: che cosa significa essere un migrante? E soprattutto: cosa succede quando chi fugge diventa un rifugiato? Qual è il prezzo della sua integrazione? La risposta è semplice: la prima regola per il rifugiato è rimanere al proprio posto. Essere meno capace, avere meno esigenze degli altri. Accontentarsi ed essere grati per l’accoglienza, accettando il destino di un terribile circolo vizioso: sei un pigro richiedente asilo, finché non diventi un avido intruso.
Grazie alla propria esperienza, una grande scrittrice esplora come vive chi è costretto a fuggire, come si declina il rifiuto delle comunità di approdo, e indaga la tragedia dello straniamento dell’identità che tutti i giorni avviene sotto i nostri occhi.
Ogni paese appartiene a chi ci è nato. Gli altri possono entrare, ma a una condizione: restare al proprio posto. E rinunciare a se stessi.
L’interpretazione delle parole della scrittrice sarà di Silvia Turato.