
Serve un maestro come Luca Briasco, fra i più importanti traduttori italiani, editor stimatissimo, grosso conoscitore della letteratura americana, per raccontare al meglio la grandezza di Herbert Lieberman.
Il suo “Città di morti”, uscito in origine nel 1979 e pubblicato in Italia lo scorso anno, è stato a nostro parere il più bel thriller della stagione.
La Minimum fax ora pubblica anche “Il fiore della notte” che abbiamo il piacere di presentarvi in anteprima ( l’uscita del libro è prevista infatti per il 6 giugno ).
LA TRAMA
New York la primavera annuncia ogni volta una rinascita: il clima si fa mite dopo i rigori dell’inverno, e la luce si ferma più a lungo, calando tra i grattacieli e i palazzi di arenaria e tenendo lontana la notte con i suoi orrori. Per il detective Francis Mooney, ormai anziano, solitario, ribelle e insofferente a ogni regola ma tollerato dai superiori perché i tanti casi risolti lo rendono pressoché inamovibile, aprile è però davvero “il mese più crudele”, perché è in questa stagione che, una volta l’anno, un misterioso assassino uccide le sue vittime. I delitti sono concentrati in tre o quattro isolati al centro di Manhattan, e qualsiasi passante si trovi nella zona dei teatri intorno alle dieci di sera, l’ora in cui la folla è più numerosa, può diventare il bersaglio ignaro di un grosso blocco di cemento lasciato cadere dal tetto di un palazzo. Le vittime sono ormai cinque, e la polizia insiste ad archiviare le loro morti come “accidentali”, ma Mooney è certo che dietro l’apparente casualità dei cinque episodi si nasconda la mano di un folle: anzi, di un vero e proprio serial killer. Comincia così un’indagine serrata, solitaria e ossessiva, che porterà l’anziano detective a fare i conti con un personaggio inconsueto quanto inaffidabile e pericoloso: un drogato, mitomane e paranoico, che si sente felice solo in ospedale, ma che è anche l’unico a poterlo aiutare nella ricerca della verità.
Serial thriller insolito e originale, ricco di pathos e di personaggi che rimangono impressi nella memoria, “Il fiore della notte” conferma l’unicità e il talento di uno scrittore ignorato in Italia e dimenticato anche negli Stati Uniti: forse perché è sempre stato troppo in anticipo sui suoi tempi.