
Di storie d’amore sono pieni i mondi, i cieli, i tempi e gli occhi di tutti.
Ogni storia, ogni lacrima, ogni bacio, ogni volo e ogni caduta che buca l’anima meritano di essere raccontati ai cuori tremuli e anche a quelli sordi. Perché le storie d’amore sono sacre, tutte.
Quelle facili, che scivolano leggere nei giorni, che se si chiudono è per il semplice motivo che il loro tempo è finito, che lasciano nell’armadio fiori e vestiti, e qualche volta vestiti a fiori.
Quelle meno facili, trasudate, gocciolate da quel sudario legato al collo, sofferte fino all’ultimo respiro, che finiscono senza respirare.
Questa del libro di Nadia Vincent Cavalieri è una storia non classificabile tra le facili e le meno facili. È invece una di quelle storie consumate tra imprevisti e probabilità. Un soffio fuori tempo, o più in tempo che mai. È una storia che forse è esistita o forse no. Una storia come tante o come nessuna. È una storia vissuta forse solo da chi la racconta, o forse dai racconti che ne hanno fatto la sua storia. Ma è pur sempre una storia d’amore e per questo, merita di essere raccontata, versata a piene mani un po’ in prosa ed un po’ in poesia.
Ché siamo fatti della stessa sostanza di cui son fatti i sogni e i versi d’una poesia.