GIOVEDÌ 17 GENNAIO, ORE 19:00 IL VINO CRITICO: STORIE DI VIGNAIOLI ARTIGIANI IN ITALIA

Massimo Acanfora, editor del libro realizzato da Officina Enoica, presenta la “Guida al vino critico” ( Altreconomia Edizioni ), l’unica guida al vino che più invecchia più si apprezza, proprio come certe bottiglie.

Officina Enoica è invece un’associazione di volontari che sostiene la viticoltura artigiana, naturale e di territorio, promuovendo relazioni autentiche tra chi produce il vino e chi lo beve.

La loro “Guida al vino critico” è un viaggio nell’Italia del vino artigianale e conviviale, di territorio e racconta le storie di 101 vignaioli artigiani, fornendoci così una bussola per orientarci nel mondo del vino contadino, artigiano e critico, che qualcuno oggi definisce vino “naturale”. 

I principi e le prassi dei vignaioli che raccontiamo si ispirano alle proposte di Luigi Veronelli (“…la rivoluzione, le sue possibilità, sono nei campi…”), che a questo movimento dedicò i suoi ultimi anni.

101 vignaioli che meritano di essere conosciuti – magari “camminando” le loro vigne – perché hanno una storia da raccontare: i loro vini sono testimonianza di passione, umanità, rispetto per la terra, rifiuto di ogni omologazione. 

Il loro non è solo un “vino buono”: è un vino “irripetibile” perché ci dà emozione e ci fa pensare; ma è anche un bene culturale, uno strumento di convivialità, un’espressione del territorio.

Un prodotto senza etichette che a volte diventa politico, ribelle, solidale.

Ospite speciale dell’incontro, con un assaggio delle sue bottiglie, il vignaiolo Eugenio Rosi che si definisce un viticoltore artigiano: contadino in vigneto (colui che sa interpretare il territorio) e artigiano in cantina.

La sua è la ricerca costante di un “vino equilibrato”, nella convinzione – come dichiara presentandosi – che “un’agricoltura industriale non può funzionare” e prosegue: “io mi sento un viticoltore artigiano, per questo ho preso in affitto, oltre ai vigneti della mia famiglia, degli appezzamenti di terra vergine, che nessuno voleva.

Queste terre ti insegnano che devi arrangiarti e così ho fatto dell’artigianalità la capacità di non forzare né in vigneto né in cantina.

Fare il contadino è un lavoro che bisogna imparare a fare, che bisogna essere capaci di fare, ma che in dono ti porta la possibilità di interpretare ciò che fai.”