
Siamo nella Vienna del 1918 ed Egon Schiele, il pittore più dissacrante e controverso del suo tempo si appresta a terminare la sua opera, “La famiglia”.
Sul quadro raffigurerà una piramide di corpi nudi, culminante col ritratto di se stesso. Ai suoi piedi una donna, fra le cui gambe è accovacciato un neonato.
Soltanto il pittore volge lo sguardo allo spettatore ed avvicina la sua mano al petto, quasi a chiedere che venga ascoltata la sua storia.
Ed è partendo da questo suo quadro che inizia a raccontare la storia di Schiele, delle sue compagne e della Vienna del suo tempo, la scrittrice Romina Casagrande, meranese, già autrice di un romanzo sul pittore Theodore Géricault.