
Se c’è un’autrice capace di raccontare le contraddizioni ed i problemi dell’Israele contemporaneo, quella è Ayelet Gundar-Goshen.
Lo ha fatto soprattutto attraverso due romanzi – l’irrinunciabile “Una notte soltanto, Markovitch” ed il potente “Svegliare i leoni”, (La Giuntina) – entrambi godibilissimi e capaci di suscitare emozioni e riflessioni.
I suoi libri indagano fragilità e incongruenze della società israeliana, spesso miscelando eventi storici con racconti intimi.
Il tema dell’altro, del diverso, del nemico da cui guardarsi (pensiamo non solo all’interminabile conflitto israelopalestinese ed alla difficile situazione geopolitica dell’area, ma anche alle recenti crisi scoppiate per la gestione dei profughi provenienti da Somalia ed Eritrea) è del resto di fortissima attualità non solo in Israele.
Eccoci allora chiamati ad una riflessione sull’aspetto dei “cattivi” e sulla scoperta di mondi prima sconosciuti che ci incuriosiscono e spaventano al tempo stesso, per imparare a riconsiderare il confine tra colpevole e vittima e i rapporti tra “noi” e “loro”.
Ayelet Gundar-Goshen è nata in Israele nel 1982 e si è laureata in Psicologia clinica all’Università di Tel Aviv. Redattrice per uno dei principali quotidiani israeliani, è attivista del movimento per i diritti civili del suo paese. Collabora con The Cultural Frontline della BBC, il Financial Times, il Time Magazine, la rubrica letteraria del New York Times e The Telegraph. È autrice di sceneggiature che hanno riscosso successo di critica e vari premi, tra cui il Berlin Today Award e il New York City Short Film Festival Award.
Con “Una notte soltanto, Markovitch” ha vinto in Israele il prestigioso Premio Sapir per la migliore opera prima. “Svegliare i leoni” è stato invece inserito nella lista dei 100 libri più importanti del 2017 per il New York Times.
Evento svolto in collaborazione con il Festival Oriente Occidente.