
Furono oltre centomila i soldati sudditi dell’Impero asburgico appartenenti alla minoranza italiana che durante la Prima guerra mondiale combatterono “dall’altra parte”.
Parlavano la lingua del nemico e furono per questo considerati inaffidabili e sospetti.
Inviati per questo motivo soprattutto sul lontano fronte russo, in migliaia furono fatti prigionieri. Contesi tra Italia e Austria, vennero visti da entrambe le nazioni belligeranti con sospetto.
“Tra due divise”, il bel libro uscito per Laterza, dello storico Andrea Di Michele, parla di loro.