
Nella letteratura sudamericana ed argentina in particolare, l’opera di Haroldo Conti rifulge di vita propria, tanto è singolare. E non soltanto per la fine tragica di questo scrittore, sequestrato a seguito del golpe militare in Argentina nel maggio del ’76, entrato nel famigerato novero dei desaparecidos e gettato in mare come molti dei suoi connazionali.
Conti aveva vinto nel 1962 il premio Fabril con questo “Sudeste” con cui divenne famoso: in Italia, la Bompiani aveva pubblicato nel 1983 un altro suo romanzo che vedeva la prefazione di Gabriel García Márquez, ma abbiamo dovuto aspettare a lungo la bella traduzione di Marino Magliani per leggere la sua opera più importante.
Il Sudeste è il nome del vento che scuote la foce del Paranà: è la storia di un pescatore e del suo fiume che sembra un mare e racconta una vita col lento scorrere dei giorni che ha il raro dono di mantenersi singolare e di essere universale.
Lo scrittore Marino Magliani, un innamorato della prosa di Haroldo Conti, verrà a farcelo conoscere.