VENERDÌ 12 FEBBRAIO, ORE 19:00 ARCHITETTURE CRIMINALI. GLI EFFETTI DELL’ILLEGALITÀ SUL PAESAGGIO E SULLE PERSONE

‘Architetture Criminali’ rappresenta per immagini come la criminalità ha influenzato l’architettura, deturpato il paesaggio e allo stesso tempo modificato notevolmente la vita di alcune persone in molteplici aspetti.
Il progetto mette in risalto attraverso il linguaggio visuale forte e deciso delle fotografie di Adelaide Di Nunzio due aspetti fondamentali: le strutture e i volti, facendo riflettere su come essi rappresentino due facce della stessa medaglia.
Le fotografie sono state realizzate nel Sud-Italia, ma questo è solo un primo sviluppo di un progetto che può svilupparsi in altre tappe, sia in Italia che in Europa e addirittura in altri continenti: “non ci sono confini alla criminalità e ai suoi effetti…”
Architetture Criminali è uno zoom sull’Italia Meridionale. Quattro sono le regioni interessate. La Campania con le sue ville e piscine delle case della camorra, la Calabria grande protagonista dell’Incompiuto pubblico e privato, la Puglia con le miriadi di aziende interrotte ed infine la Sicilia con i suoi luoghi confiscati.

Architetture Criminali è un libro anche sulle persone che hanno subito gli effetti della criminalità sulle loro vite come l’architettura e i paesaggi, volti dell’Italia meridionale che raccontano la stessa storia con la medesima atmosfera di rabbia ed abbandono.
Queste persone hanno cambiato rotta dopo aver avuto, ciascuno con differenti gradi, contatti con la criminalità organizzata e la malavita, effetto per il quale le loro vite sono state influenzate dalle dinamiche della criminalità, creando sentimenti contrastati e cambiamenti drastici.

La paura, il dolore, la forza, le perdite e le reazioni sono i sentimenti e le azioni che nascono dagli intrecci tra la criminalità e la vita delle persone -purtroppo talvolta anche casuali- sono il risultato di uno scontro tra carnefice e vittima, sono la memoria di qualcosa che vuole essere oscurato, testimoniano e rinunciano alla loro libertà, in solitudine, nella paura e talvolta anche ai limiti della povertà.